Rieccola la sindrome dell’impostore: quella convinzione assillante di farcela per miracolo. Da un momento all’altro loro scopriranno che sei solo un’imbrogliona! Avrai pure fatto un buon lavoro, ma è stato più per un colpo di fortuna che per le tue capacità. Sarai riuscita a convincerli a lasciarti partecipare a questo progetto, ma nel giro di pochi giorni sbaglierai qualcosa e la verità sarà chiara a tutti.

Sindrome dell’impostore: set emozionale o bias cognitivo?

Di cosa stiamo parlando esattamente?

Può darsi che tu abbia già sentito parlare di “sindrome dell’impostore”. Si tratta di un fenomeno osservato dalle dottoresse Pauline Clance e Suzanne Imes in una ricerca del 1978. La scelta di utilizzare il termine “sindrome” non è stata forse molto felice, perché porta a pensare a qualcosa di patologico che in questo caso davvero non c’è.

Questo fenomeno può essere considerato come un corto circuito cognitivo-emotivo: il nostro cervello ci convince di qualcosa che non trova effettivo riscontro sul piano della realtà, generando un set di emozioni che contribuiscono a rendere la convinzione ancora più vivida. Tutto ciò diventa presto un proverbiale cane che si morde la coda.

Siccome il tutto avviene all’interno del nostro cervello ed è autoinflitto, sicuramente sarà facile da scongiurare no? Fattibile, di certo, ma non facile.

Per prima cosa, però, dobbiamo imparare a identificarlo e distinguerlo da altri pensieri più aderenti alla realtà.

Cosa si prova?

Riconoscere la sindrome dell’impostore per sconfiggerla.

Per poterla superare, devi essere in grado di riconscerla.

Si tratta di una sensazione di disconnessione, come se guardassi la scena dal di fuori.

Cominci a pensare che gli altri abbiano più diritto di te di trovarsi lì, che se abbasserai la guardia anche solo per un momento sarai assalita da una folla con torce e forconi che ti odia perché ha scoperto la tua vera natura: inutile e detestabile. Che se smetterai per un secondo di sforzarti per apparire perfetta la tua vita crollerà come un castello di carte.

Se qualcuno ti dimostra stima ti senti in imbarazzo: lo sta facendo per errore o gentilezza, tu non lo meriti di certo.

Un dialogo interno che non lascia certo immuni star di Hollywood e grandi personalità dello spettacolo e della scienza. Anche Albert Einstein diceva di sentirsi a disagio per l’enorme stima che tutti gli dimostravano e di sentirsi un truffatore involontario.

Quali sono i rischi della sindrome dell’impostore?

Che succede se lascio tutto così?

Se non cerchiamo di mettere un freno a questa distorsione cognitiva corriamo il rischio primario di prendere pessime decisioni sulla base del nostro senso di inadeguatezza.

1 Hide-out

Potremmo ad esempio essere portate inconsciamente a nasconderci a livello professionale per paura che qualcuno scopra la nostra inefficacia. Pensaci un attimo: se passi al maggior parte del tempo a ripeterti che professionalmente non vali nulla è facile comprendere la propensione a fuggire dalle situazioni, anche da occasioni allettanti, per paura che queste convinzioni vengano confermate.

2 Burn-out

Il continuo tentativo di apparire perfetta consuma energie preziose, fino allo sfinimento. Il perfezionismo è un grande sintomo della sindrome dell’impostore e anche se non c’è nulla di male (ovviamente) nel fare un buon lavoro occhio a non importi standard ridicoli.

Il burn-out (meglio noto come esaurimento) è dietro l’angolo.

3 Freak-out

Ti trasformi in una pentola a pressione umana a forza di mandare giù tutte queste emozioni represse. Represse infatti lo sono per forza: a chi potresti mai svelare il tuo senso di inadeguatezza? Rischiando per di più di apparire imperfetta agli occhi di qualcuno! Non sia mai!

Se non lasci che il vapore fuoriesca ogni tanto rischi di esplodere nel momento peggiore e causare gravi conseguenze.

Sindrome dell’impostore: il tuo piano d’azione

Ok, ora che faccio?

Come abbiamo visto la sindrome dell’impostore ha una forte componente emozionale che rende difficile prendere subito in mano la situazione.

Le emozioni sono uno strumento potente per la nostra sopravvivenza ed è quindi difficile metterle da parte e agire in maniera razionale al 100%.

Un primo intervento d’urto che puoi applicare è quello di scollegare queste emozioni dalle azioni che ne conseguono, questo hai già imparato a farlo in altre situazioni ed è una risorsa su cui lavorare. La prossima volta che ti senti al posto sbagliato o quando la paura del fallimento fa la sua comparsa semplicemente fermati. Non prendere decisioni affrettate sulla base di queste emozioni e soprattutto non fare nulla. Premi semplicemente il pulsante pausa per un po’. La sindrome dell’impostore per fortuna va e viene.

Lavorare sul tuo dialogo interno è il secondo passo e richiede più tempo. Devi imparare a mettere in discussione la vocina che ti dice che non vali nulla e poi comportarti di conseguenza.

Per fare questo ti propongo un esercizio: la prima cosa da fare è eliminare parole come “tutti”, “nessuno”, “gli altri”, “sempre” e “mai” dal tuo vocabolario interno. Inizia a chiederti “chi sono questi fantomatici altri che riescono meglio di me?”, “davvero tutti meritano più di me di trovarsi qui?”. Scoprirai che quelle parole nascondono il nulla. Non c’è un “sempre” nell’esperienza umana.

Conclusioni

Quando si parla di sindrome dell’impostore la conoscenza è potere: conoscila, facci amicizia e prendi il controllo.

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